ANDARE DALLO PSICOLOGO: 5 PREGIUDIZI COMUNI

ANDARE DALLO PSICOLOGO: 5 PREGIUDIZI COMUNI

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Tra i pregiudizi più diffusi (e bizzarri) con cui spesso ci si confronta vi è senza dubbio quello secondo cui “lo psicologo è per i matti” o ancora che “se vuoi puoi farcela da solo”. E così tante volte hai pensato di chiedere aiuto ma poi hai lasciato perdere intimorito da quel che può pensare la gente sapendo che frequenti uno psicologo.

Secondo le statistiche nel nostro paese solo il 4% degli italiani chiede aiuto ad uno psicologo e spesso lo fa dopo aver già provato altre strade fallimentari (tipo i farmaci) o quando il problema è diventato talmente grande da non riuscire più a gestirlo in alcun modo, complicando così il percorso di cura e di guarigione.

Dato assolutamente contrastante con quello rilevato oltreoceano, dove circa 1 americano su tre si rivolge ad un professionista della salute mentale.
Un famoso giornale online ha perfino descritto i disturbi mentali più diffusi tra le star: solo per citarne alcuni, Jim Carrey soffrirebbe di depressione, Catherine Zeta-Jones di disturbo bipolare, Cameron Diaz avrebbe diverse fobie e David Beckam un disturbo ossessivo-compulsivo.

Ma vediamo quali sono i 5 pregiudizi più comuni con cui deve confrontarsi chi decide di chiedere aiuto:

1. Se vai dallo psicologo sei matto!

Per definizione, essere matto significa letteralmente “aver perso l’uso della ragione”. Da ciò è facile dedurre che chi non ha un contatto razionale con la realtà non potrà di certo prendersi cura di sé e chiedere aiuto, semplicemente perché, il più delle volte, non ha consapevolezza delle proprie difficoltà!

2. Volere è potere, posso farcela da solo!

Lo psicologo interviene su quei meccanismi che spesso sfuggono alla volontà e alla razionalità e che quindi è impossibile modificare secondo la logica lineare per cui se voglio cambiare una cosa, allora ci riuscirò. Se così fosse i disturbi mentali non esisterebbero!

3. Costa tanto e la terapia dura anni!

Niente di più sbagliato! Il costo è il frutto di una lunga formazione e di un costante aggiornamento e dipende dal tipo di problema e dalla durata del trattamento che solitamente è di poche sedute (ad eccezione di alcuni orientamenti).
La durata media delle terapie con l’Approccio Breve Strategico (che utilizzo) è di solo 7 sedute!

4. Lo psicologo dà consigli, è come parlare con un buon amico!

Questo è un vecchio mito da sfatare: dare consigli non è compito dello psicologo. Lo psicologo è un professionista che individua i comportamenti disfunzionali del paziente che nel tempo lo hanno portato a strutturare dei problemi e lo guida a sostituirli con comportamenti funzionali.
Un buon amico è certamente indispensabile ma non possiede gli strumenti per agire sulla patologia.

5. È impossibile risolvere i problemi solo parlando!

Il linguaggio non è soltanto il modo attraverso cui ci rapportiamo con la realtà me è anche il mezzo attraverso cui costruiamo la realtà che poi subiamo. Iniziare un percorso terapeutico significa stabilire una relazione, lavorare attraverso il linguaggio e sostituire modalità diventate patologiche.

Paul Watzlawick ne “Il linguaggio del cambiamento” afferma che la comunicazione ha importanti proprietà terapeutiche e di influenzamento: esistono infatti tecniche persuasorie in grado di modificare le percezioni degli individui e quindi le loro azioni e opinioni.

Rivolgersi ad uno psicoterapeuta significa prendersi cura di sé, investire nel proprio benessere e sostituire i dubbi e le incertezze con risposte chiare, competenti e professionali. Inoltre dato che corpo e mente sono strettamente e reciprocamente condizionati, la sofferenza di uno dei due si riflette inevitabilmente sull’altro. Prendersi cura del proprio malessere psicologico risulta dunque fondamentale al pari di un qualsiasi controllo medico!

“La potenza della parola nei riguardi delle cose dell’anima sta nello stesso rapporto della potenza dei farmaci nei riguardi delle cose del corpo”. (Gorgia 483 a.C.- 375 a.C.)