GENITORI E FIGLI: LE CONSEGUENZE DELL’IPERPROTEZIONE

GENITORI E FIGLI: LE CONSEGUENZE DELL’IPERPROTEZIONE

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Essere genitore, si sa, è il mestiere più difficile del mondo. Non c’è una guida universalmente condivisa, non c’è un manuale d’istruzioni, eppure la relazione fra genitori e figli rappresenta da sempre un argomento di grande dibattito, non solo nella letteratura e tra gli esperti del settore, ma anche e soprattutto in famiglia.

Come ben sappiamo infatti, il modo di comunicare all’interno del nucleo familiare influenzerà le sensazioni e il comportamento delle persone che comunicano.

A ben vedere, è la stessa natura che ci ha fornito dei complessi meccanismi neuro-ormonali che promuovono i processi di attaccamento ed accudimento nella relazione tra genitori e figli. Questi processi innescano spontaneamente nel genitore tutti quei sentimenti e quei comportamenti volti a proteggere la prole, così come, del resto, accade in praticamente tutti i mammiferi presenti sulla terra.

Tuttavia, se voler proteggere i propri figli fa parte della natura e dell’istinto di ogni genitore, non bisogna esagerare, soprattutto quando i figli crescono, perché le conseguenze possono essere deleterie.

“E’ con le migliori intenzioni che spesso si producono gli effetti peggiori” O. Wilde

 

DI COSA PARLIAMO?

Tra i copioni relazionali più ridondanti, ossia quelle dinamiche che più frequentemente vengono messe in atto nel rapporto tra genitori e figli, vi è certamente la tendenza, da parte delle figure genitoriali, a iperproteggere i propri figli, a farli sentire sempre accolti, a controllare con continue domande cosa fanno, come stanno e dove vanno, con l’intento di prevenire o anticipare possibili difficoltà.

Conseguenza diretta di questi comportamenti spesso sarà l’agire al posto dei propri figli, nel tentativo di spianare loro la strada ed eliminare dal loro percorso qualsiasi ostacolo.

Tuttavia sappiamo bene che uno dei bisogni primari del bambino è proprio quello di sviluppare la propria autonomia. Ma è qui che, spesso, arrivano i primi conflitti.

L’essere eccessivamente dediti alla protezione dei bambini da qualsiasi pericolo fa sì che molti genitori possano vedere minacce anche dove non esistono. Di conseguenza, si allarmano spesso e cercano di mettere i propri piccoli in una bolla di vetro. È vero che i bambini possono essere indifesi di fronte ad alcune situazioni, per cui richiedono grandi quantità di attenzioni e affetto, ma hanno anche bisogno di iniziare ad imparare a cavarsela da soli nelle difficoltà. Questo è il modo migliore per sviluppare autonomia e personalità.

 

QUALI CONSEGUENZE HA L’IPERPROTEZIONE?

Il carattere che si costruisce in un bambino che ha sperimentato durante la propria infanzia un eccesso di iperprotezione, è molto difficile da modificare nelle fasi successive della sua vita. Questo, ovviamente, porta con sé alcune difficoltà. Vediamo quali:

  • BASSA AUTOSTIMA

L’ autostima si costruisce fin dai primi anni di vita, essa è il valore che ogni soggetto attribuisce a se stesso tramite i rimandi di persone significative. È qualcosa che i bambini sviluppano man mano che mettono alla prova loro stessi nell’affrontare le difficoltà, sia che le superino o meno. Se non hanno mai la possibilità di farlo, a causa di una famiglia eccessivamente presente e protettiva, non saranno in grado di acquisire la sicurezza in se stessi.

Questa qualità si indebolirà sempre di più se i genitori non permettono che il proprio figlio se la cavi da solo. Quando ciò accade, il bambino non scopre le proprie capacità e non sviluppa il coraggio necessario per affrontare i problemi della vita quotidiana.

La mancanza di autostima causata dalle eccessive attenzioni può favorire inoltre la comparsa di problemi di comportamento nelle varie fasi della vita dei bambini, arrivando ad influire anche sul loro rendimento scolastico. 

  • DIVENTANO DIPENDENTI DAI GENITORI

I genitori, volendo facilitare per i loro bambini tutte le attività della vita in modo pratico e senza creare problemi, finiscono per sostituirsi ai figli promuovendo in loro un eccesso di dipendenza.

I bambini non riescono a risolvere le difficoltà che incontreranno senza l’aiuto dei genitori, il che incide sulla loro autonomia e indipendenza. Questo comportamento può trascinarsi fino a oltre l’adolescenza.

È infatti assolutamente vero che i bambini possono essere indifesi di fronte ad alcune situazioni, per cui richiedono grandi quantità di attenzioni e affetto, ma hanno anche bisogno di iniziare ad imparare a cavarsela da soli nelle difficoltà.

  • DIVENTANO IMPAZIENTI E NON CONOSCONO LE RESPONSABILITÀ

Quando i genitori non permettono ai bambini di fare le cose da soli, loro non capiscono il valore del lavoro: per questi bambini, è sufficiente chiedere quello che vogliono e lo otterranno. Questo tipo di comportamento promuove bambini viziati e capricciosi e la totale mancanza di empatia.

Inoltre, è necessario dare ai bambini delle regole, in modo da abituarli ad avere delle responsabilità. Non sempre bisogna aiutarli nei loro compiti quotidiani come riordinare i giocattoli e rifare il letto o giustificarli per le loro mancanze ed errori. Comportandoci così, distruggeremo a poco a poco il concetto di responsabilità ai loro occhi.

  • SVILUPPANO PAURE E INSICUREZZE E NON TOLLERANO GLI INSUCCESSI

I genitori che eccedono nell’iperprotezione dei propri figli per paura che gli accada qualcosa di male, trasmettono ai bambini paure e insicurezze. Non sapendo come cavarsela nel mondo, iniziano a vedere tutto come una minaccia e possono anche sviluppare una fobia sociale. Crescere i nostri figli in modo iperprotettivo significa creare degli adulti insicuri!

Inoltre, proprio perché fin da piccoli questi bambini hanno avuto qualcuno che risolvesse i loro problemi e addirittura che prendesse le decisioni al posto loro, quando toccherà a loro e dovranno affrontare problemi o difficoltà in futuro, non sapranno gestire la situazione.

  • SI LIMITA IL LORO APPRENDIMENTO

Sappiamo tutti che l’apprendimento si ottiene per prove ed errori: fin dall’infanzia, i bambini iniziano a commettere degli errori e a sperimentare successi e fallimenti. È necessario quindi insegnare loro le tecniche per superare le difficoltà della vita quotidiana affinché in futuro possano diventare degli adulti responsabili.

COME INTERVENIRE?

Prima di tutto è importante ricordare che, per quanto amore si possa offrire ai bambini, è impossibile evitare che corrano dei rischi, che si espongano a pericoli, che falliscano o che soffrano. Nella vita sono infatti molte le battaglie che bisogna combattere, per cui lo scopo di ogni genitore è di preparare i propri figli al meglio perchè possano diventare adulti capaci di superare qualsiasi ostacolo.

Il compito di ogni famiglia è di guidare il bambino verso la propria autonomia, rendendolo in grado di assumersi piccoli rischi e piccole responsabilità che diverranno man mano più importanti. Questo si potrà verificare coinvolgendoli ad esempio, fin da piccoli, nelle faccende domestiche e nella gestione delle piccole cose di casa o delegando loro la gestione dell’organizzazione del materiale scolastico o della propria cameretta.

Ogni genitore dovrebbe privilegiare il proprio ruolo di educatore e trasmettere il proprio bagaglio di regole, rendendo possibile al proprio figlio il raggiungimento di piccoli e grandi obiettivi, senza sostituirsi a lui.

Infine, così come ci suggerisce il filosofo Galimberti, sarebbe utile che ogni bambino sperimentasse la noia, senza essere perennemente sovraccaricato da mille impegni e mille attività; “è dalla noia che scatta la fantasia, mentre l’eccesso di stimoli genera angoscia”.

 

 

Per ulteriori approfondimenti
-Aiutare i genitori ad aiutare i figli G. Nardone e equipe del CTS Ponte alle Grazie
-Modelli di famiglia G. Nardone, E. Giannotti, R. Rocchi TEA