QUANDO LA PULIZIA DIVENTA UN’OSSESSIONE: IL DISTURBO OSSESSIVO COMPULSIVO

QUANDO LA PULIZIA DIVENTA UN’OSSESSIONE: IL DISTURBO OSSESSIVO COMPULSIVO

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Lavare, disinfettare, rilavare e ridisinfettare. Evitare di entrare in casa con le scarpe sporche, lavarsi accuratamente prima di sedersi sul divano, tenere fuori gli animali domestici per paura che possano sporcare casa, sostituire in continuazione la biancheria, i tendaggi, le stoviglie e i tappeti.

E ancora, costringere chi viene dal di fuori a spogliarsi degli abiti “sporchi”, chiedere agli ospiti di indossare delle scarpe pulite prima di varcare la soglia di casa e far di tutto per limitare le visite, compromettendo così anche la sfera sociale.
Sono solo alcuni tra gli estenuanti rituali che mette in atto chi soffre di un disturbo ossessivo compulsivo sulla pulizia.

Pulire e disinfettare perfettamente tutto diviene IRREFRENABILE ed INEVITABILE: lo scopo di questi rituali è quello di prevenire o rimediare a qualcosa di indesiderato, ad esempio che entrino germi in quello che è considerato un vero e proprio “tempio del pulito”, oppure che lo sporco possa portare malattie, o ancora disinfettare a fondo per scongiurare l’infezione.

Questa dinamica patologica sorge da un dubbio che innesca un sistema di ragionevoli protezioni (preventive o riparatorie), che per esasperazione diventano la prigione ossessivo-compulsiva entro cui ci si intrappola.

Questo disturbo rappresenta infatti, come nessun’altra patologia psichica, l’evoluzione di una condizione di sanità verso l’insanità: da un sano dubbio si può arrivare fino al rituale patologico.

Pulire e disinfettare per tentare di tenere a bada le proprie preoccupazioni diventa, a lungo andare, il problema che mantiene e struttura il disturbo.

Chi ne soffre, infatti, spesso finisce per anteporre la pulizia della casa a qualsiasi altro aspetto della sua vita: non può andare al lavoro se prima non ha pulito, lavato e messo in ordine tutta la casa, non può uscire nè ricevere gente se prima non ha eseguito nel dettaglio tutti i rituali di pulizia, spesso evita di far colazione o di preparare il pranzo per non sporcare la cucina e così via.

Frequentemente sono coinvolti anche i familiari più vicini: anche loro devono rispettare delle “indicazioni” appositamente studiate e finalizzate ad agevolare il lavoro di pulizia, divenendo così “ostaggio” del disturbo ossessivo-compulsivo.

L’ossessione di dover pulire casa ha un carattere fortemente intrusivo a cui segue l’ansia e la messa in atto dei tipici rituali compulsivi finalizzati a lenirla: è necessario infatti che le faccende domestiche vengano fatte sempre allo stesso modo, nello stesso ordine e sempre con estrema e scrupolosa attenzione ai particolari. Questo può portar via a chi ne è affetto anche diverse ore della giornata, condizionandone pesantemente la quotidianità.

COME USCIRNE?

Cercare di affrontare e risolvere questo disturbo con la logica razionale e con pianificazioni basate sulla ragione ordinaria (così come avviene negli approcci psicoterapeutici tradizionali) porterà certamente ad un fallimento: la logica che sottende il disturbo ossessivo compulsivo è una logica non ordinaria e sulla base di questo bisognerà prevedere e calzare un intervento.

Il primo passo sarà quello di identificare nel dettaglio la natura dei rituali che il paziente mette in atto per cercare di placare l’ansia e che, sottolineiamo, nel tempo costituiscono essi stessi il problema. Si procederà quindi introducendo delle piccole violazioni, progressivamente più importanti, che rompano la rigidità del controllo compulsivo.

La terapia breve strategica permetterà al paziente di riappropriarsi rapidamente delle sue risorse personali, non solo eliminando la sintomatologia ma anche facendo sì che egli costruisca una nuova realtà senza più limitazioni. D’altra parte “il disturbo ossessivo è come un cancro della mente: bisogna estirparlo del tutto per evitare che si ripresenti”.

Evidenze scientifiche dimostrano infatti una completa guarigione dal disturbo nell’ 89% dei casi, con una media di 7 sedute per l’intero trattamento.

Bibliografia: Nardone, Portelli (2013) “Ossessioni compulsioni manie”.